Scuola a settembre, cosa cambierà

Scuola a settembre, cosa cambierà

Pubblicato il 2020-05-29 da Fabrizio

Il 7 maggio 2020, durante l’incontro con i sindacati, la ministra dell’istruzione Azzolina ha presentato alcuni punti fondamentali della bozza riguardante il Piano Sicurezza, spiegando come sarà il rientro nelle scuole.

Rientro a settembre, ecco come sarà secondo il Piano Sicurezza

Attualmente, il Piano di Sicurezza del MIUR prevede:

Utilizzo delle mascherine negli edifici scolastici

  • Divieto di assembramenti all’ingresso, attraverso orari scaglionati nelle classi ogni 15 minuti
  • Misurazione della febbre sia agli studenti che al personale docente e ATA
  • Messa a disposizione di aree utili all’isolamento del soggetto in caso di innalzamento della temperatura
  • Percorsi protetti e obbligatori
  • Sanificazione dei bagni, delle mense e delle palestre
  • Ingressi sottoposti a limitazioni e ventilazione continua dei locali

Le attività previste nel Piano Sicurezza saranno allegate al DVR (Documento Valutazione dei Rischi) prima del rientro a scuola, tuttavia saranno le scuole a integrarlo in base alle esigenze dei presidi. 

L’ANP, ovvero l’Associazione Nazionale Presidi, ritiene che ci siano dei punti da migliorare nella bozza, commentando:

“Abbiamo ribadito che il protocollo è assolutamente necessario ma che deve essere privo di ambiguità e non deve presentare margini interpretativi che potrebbero comportare rischi per la salute collettiva, esponendo i dirigenti a responsabilità improprie.”

Mentre per gli studenti delle scuole dell’infanzia e delle scuole primarie, le cose cambiano. 

Il Coronavirus, dichiarata pandemia dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), sta avendo notevoli ripercussioni nel nostro paese dal punto di vista sanitario, economico e sociale: Il livello di esclusione sociale di bambini e ragazzi, privati della possibilità di andare a scuola e di svolgere attività sportive e formative, è infatti in considerevole aumento. 

Non è di fatto possibile garantire l’istruzione a distanza e, vista la divisione digitale causata dalla mancanza di conoscenze nell’ambito tecnologico o causata dalle difficoltà economiche, la scelta “apertura in sicurezza” sembra la via più probabile per l’istruzione dei nostri figli. 

Insomma, per l’anno 2020-2021 sono da studiare soluzioni flessibili, diverse in base alle fasce d'età degli studenti, alle strutture scolastiche e anche alla specificità delle diverse realtà territoriali, dove non sempre troviamo connessioni veloci per garantire una didattica a distanza “praticabile” e dove spesso non troviamo dispositivi elettronici in grado di permettere tale istruzione.

Intanto avremo un primo test tra un mese, con l’Esame di Stato 2020

I presidi stanno chiedendo specifici protocolli di sicurezza, chiarendo le responsabilità che essi dovranno assumersi. Insomma, le difficoltà da affrontare sono tante e sono tutte criticità che andranno ad aumentare sempre più, creando una divisione digitale e marcando i divari che già esistevano nella società. 

Secondo Save The Children, Investing In Children e Alleanza per l’Infanzia, è fondamentale un patto di collaborazione tra scuole, famiglie e enti locali per garantire la continuità didattica. 

La didattica a distanza, in molti casi, non sta funzionando ed è doveroso sottolinearlo. Lo stare nella stessa classe, il condividere le giornate scolastiche con i coetanei e con i docenti è la base per aprirsi al mondo. 

La tecnologia può arricchire la didattica, ma l’accesso alla scuola è una garanzia fondamentale per andare a formare i ragazzi del futuro e prepararli ad una società democratica.

Attendiamo ulteriori notizie dalla ministra dell’Istruzione Azzolina.